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Spesso i “non addetti ai lavori” non si rendono conto di cosa realmente si intenda per “spirito di adattamento”, soprattutto in situazioni emergenziali di una certa natura e dimensione.

Per darvi un’idea voglio raccontarvi la mia prima esperienza di questo tipo avvenuta ad Ottobre 2014 in seguito alle alluvioni che hanno colpito la Liguria.

Domenica 12 Ottobre, ore 14 circa. Con alcuni amici stavamo rientrando dalla REAS, la fiera sulla gestione dell’emergenza. All’improvviso ricevo la telefonata del nostro segretario: “Mi hanno chiamato per Genova, dicono di tenersi pronti perché  potremmo essere chiamati, tu saresti disponibile?” – ed io: ” Si, ma quando dobbiamo partire?” – “Non lo so ancora mi devono far sapere”. “Ok – rispondo io – al massimo domattina parlo con il mio datore di lavoro”.

Tempo mezz’oretta e il telefono squilla di nuovo: “Ok preparati, dobbiamo partire ed essere a Genova, zona porto, entro le 19 di stasera!” – Inutile dirvi la mia reazione e il minuto di silenzio trascorso prima di realizzare cosa significasse tutto questo! – “Ehm…ok allora provo a chiamare subito il mio responsabile e ti richiamo”. Telefono gli spiego la situazione, facendogli presente che è attivo il DPR 194 (la possibilità di assentarsi dal lavoro durante le emergenze per i volontari di PC). Lui mi dà il via libera. Richiamo il nostro segretario e ci mettiamo d’accordo su come procedere, dove trovarci etc.. etc…

Arrivo di corsa a casa e nel giro di un’oretta ho il mio zaino pronto con il minimo indispensabile. Passo a prendere il segretario ed insieme ci fermiamo a prendere qualcosa da bere e da mangiare, non sapendo cosa troveremo e quando potremo ricevere eventuali pasti. La regola fondamentale è che non dobbiamo diventare noi un problema in una zona di emergenza in cui siamo noi a dover provvedere agli altri!

Ci dirigiamo verso la nostra sede, dove ci attende il nostro presidente e l’altra volontaria che partirà con noi. Siamo “solo” in tre questa volta ma siamo “carichi” e ben motivati. Essendo l’autista del nostro pick-up preparo il mezzo per affrontare questa “avventura” di cui, per essere sinceri, non conosciamo nulla! Sistemo ad hoc i nostri zaini, le brandine e tutto il materiale che possiamo portare e che riteniamo utile per il tipo di emergenza. Riceviamo poi la chiamata del coordinatore a Genova che mi fornisce tutti i dettagli.

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Sono circa le 17 quando il pick-up si mette in moto e partiamo alla volta di Genova. Dopo circa 2 ore e mezza arriviamo al porto: non vi nascondo che mi sento un pò spaesato, è la mia prima reale emergenza da quando sono diventato volontario di protezione civile e non sono così “sicuro” di essere all’altezza della situazione, senza contare che il nostro segretario ha deciso di “eleggermi” capo squadra!

Dopo i primi saluti con le persone arrivate prima di noi, ci troviamo un posto in cui sistemare le nostre brande. A sorpresa i ragazzi dell’Anpas – con la loro cucina mobile – ci preparano un pasto caldo, mentre i coordinatori valutano il da farsi. Finito di cenare la “mia” squadra viene chiamata: “Voi sarete i primi ad uscire, farete monitoraggio per tutta la notte insieme alla squadra locale. Ci sono alcuni fiumi che potrebbero, se la pioggia continua, esondare e noi dobbiamo essere pronti”

Prepariamo radio, divise, elmetti, qualche bottiglia d’acqua e qualcosa da poter sgranocchiare – la notte è lunga – e saliamo sul pick-up aspettando il via libera. Iniziano a passare i minuti… nulla. I quarto d’ora… nulla. Sono quasi le 22 ormai e ad un certo punto ci dicono che la nostra partenza potrebbe avvenire verso mezzanotte. Pertando ci consigliano di riposarci. Perfetto…. ci sdraiamo sulle nostre brande ma vi confesso che l’adrenalina e la tensione non hanno permesso a nessuno dei tre di chiudere occhio.

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Ad un certo punto ecco il via libera definitivo: partiamo in fretta e furia e raggiungiamo la sede della protezione civile locale. Dopo le varie presentazioni e saluti di rito ci spiegano il nostro compito: monitorare due fiumi seguendo, con due mezzi, un percorso di circa 40 minuti, con una pausa di circa 30 minuti tra un giro e il successivo ma solo se non piove, altrimenti non ci saranno pause.

Ora qualcuno di voi potrà pensare che alla fine si tratta di guidare per quasi un’oretta ad ogni giro, nulla di che…. si effettivamente è così ma da autista la valutazione che si deve fare è questa:

  • tutti e tre bene o male siamo svegli da almeno 18 ore e non possiamo dormire per altrettante 7-8
  • come autista devo guidare su strade sconosciute e per di più di notte
  • ho sulle spalle circa 3 ore di guida
  • ho la responsabilità dei miei due compagni che, durante il giro, scendono a visionare il livello dei fiumi nei punti prestabiliti

 

La notte ormai è passata, il tempo è stato clemente, niente pioggia. Sono quasi le 8 di mattina e la città comincia a svegliarsi. Dalla sede ci comunicano che sta arrivando il nostro cambio e quindi possiamo rientrare alla nostra base per un meritato riposo. Rientriamo, parcheggiamo il pick-up e ci sdraiamo sulle nostre brande.

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Nemmeno dopo un paio d’ore ci svegliano dicendoci di prepararci in fretta che dobbiamo partire con la colonna mobile. Nessun’altra informazione! Di corsa tiriamo insieme tutto il nostro materiale, tentiamo di lavarci alla buona in un bagno pubblico “abbandonato” vicino al padiglione presso cui alloggiamo.

Nel giro di poco siamo tutti e tre pronti sul pick-up in file con altri mezzi senza sapere quale sia la nuova destinazione.  Ad un certo punto iniziamo a muoverci. Lasciamo Genova ed imbocchiamo l’autostrada. Dopo alcuni Km usciamo alla volta di Rossiglione. Arriviamo in questo paese e veniamo riuniti in una sorta di edificio che diventerà la nostra nuova “casa” per i successivi giorni.

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Qua nel pomeriggio iniziamo ad intervenire sui danni provocati dall’alluvione. Per quanto riguarda la nostra squadra abbiamo aiutato a ripulire, badili alla mano, alcune strade del paese ed una strada coperta di fango. Di per sé non sono attività che richiedono competenze specifiche ma “solo” forza di volontà, braccia e tanta pazienza!

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Purtroppo, come in tutte le emergenze di un certo livello – ci sono state incomprensioni e problemi legati alla gestione ma come tutte le esperienze anche questa ha insegnato a tutti noi cosa migliorare per i futuri interventi. Siamo stati anche soddisfatti nel vedere come, seppure solo in tre, siamo riusciti ad organizzarci e a lavorare bene. Il nostro piccolo gruppo è stato unito e coeso nelle decisioni prese via via e, credo, sia ancora più solido rispetto al passato. Io personalmente ringrazio sia Norberto che Maria che mi hanno supportato e dato forza in questa mia prima esperienza.

Non vado oltre – visto che già mi sono dilungato – ma vi invito a passare dalla nostra sede e saremo ben felici di raccontarvi le nostre “avventure”, fatte di lavoro e sentimenti, di arrabbiature ma anche di soddisfazioni, di calore umano e di “semplici grazie” che valgono più di tutto l’oro del mondo!

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Vi chiedo di osservere le immagini presenti in questa pagina per capire cosa intendiamo con “spirito di adattamento” e situazioni difficili.

Vi saluto e vi lascio con una foto che ho personalmente scattato all’amico che ci ha salutato la mattina stessa in cui abbiamo lasciato Rossiglione. E si…. quelle dietro erano proprio le nostre brande!!! – (autore: M.S.)

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